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Sabba
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Il mwbasabba (o mwbqakelarre in mwbgbasco), secondo varie credenze diffuse in Europa nel mwbwmedioevo e all'inizio dell'mwcaetà moderna, sarebbe stato un convegno di mwcqstreghe in presenza del mwcgdemonio durante il quale venivano compiute mwcwpratiche magiche, mwdaorge diaboliche e mwdqriti mwdgblasfemi. Attualmente, le moderne religioni della neostregoneria e del neopaganesimo indicano con "sabba" un giorno nel quale i loro credenti si riuniscono per celebrare i riti tradizionali in onore delle antiche divinità.
Contents
• Note
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Etimologia
Il nome è un'alterazione del termine ebraico mwggShabbat e denota i mwgwpregiudizi antisemiti diffusi in Europa fin dall'Alto Medioevo nei confronti della mwhareligione mosaica, la quale veniva sovente accusata di consumare riti occulti e violenticite-ref-1[1]. Il sabba era chiamato anche "sinagoga" e "vauderie"cite-ref-2[2].
Potrebbe però derivare anche dal Dio frigio Sabazio, onorato in rituali notturni soprattutto dalle donne in epoca antica.
Aspetti storiografici
Fino al XIII secolo il sabba era ritenuto, secondo quanto scritto nel mwmgmwmwCanon Episcopi, l'incontro notturno e del tutto illusorio di alcune donne con la dea mwnaDiana; solo successivamente, e gradualmente, mwnqSatana si affianca a colei che presiede le riunioni (ora non più identificata solamente con Diana ma pure con Erodiade, Holda, Perchta e Madama Oriente) fino a soppiantarla in via definitiva. Già nel 1233 la mwngdecretale mwnwVox in Rama, promulgata da mwoapapa Gregorio IX, parlava di una setta di mwoqeretici che tenevano raduni notturni ai quali presenziavano uomini sconosciuti e dove venivano adorati gatti e rospi enormi prima che gli adepti si dessero alla promiscuità sessualecite-ref-4[4]. Dal 1270 in avanti si diffusero nuove e importanti opere della mwpgteologia scolastica che trattavano dei rapporti tra demòni ed esseri umani, e all'inizio del XIV secolo i mwpwCavalieri Templari vennero accusati di riunirsi segretamente per rinnegare la fede cristiana e adorare idoli o animali viventicite-ref-5[5]. A partire dal XV secolo il sabba fu considerato dalla maggior parte dei demonologi e degli inquisitori come una realtà e non più come un semplice inganno del Malignocite-ref-6[6].
La realtà del sabba è stata posta in dubbio in diverse occasioni ed in diverse epoche storiche. Si deve inoltre osservare che la credenza nella stregoneria, rintracciabile pressoché in tutte le società umane fin dall'mwsqAntichità, non sempre e non ovunque accolse la credenza nel sabba. Nell'Europa dei secoli XVI e XVII furono soprattutto le streghe francesi, tedesche e svizzere a confessare agli inquisitori di aver preso parte alle tregende, mentre quelle delle isole britanniche vennero perseguite principalmente a causa delle loro supposte pratiche di mwsgmagia nera. In Italia la credenza nel sabba era tipica delle zone alpine, mentre nel Centro-sud la situazione era simile a quella dell'mwswInghilterracite-ref-7[7].
Nella mwuqFrancia della seconda metà del Cinquecento, in piena caccia alle streghe, non era da molto che Jean Bodin aveva tacciato di ateismo ed empietà tutti coloro che dubitavano della stregoneria, quando mwugMichel de Montaigne, nel 1588, dichiarò il suo scetticismo in materia:
«Quanto più naturale che la nostra mente sia portata fuori di sé dalla volubilità del nostro spirito sviato, che non il fatto che uno di noi sia portato via a volo su una scopa, su per la canna del camino, in carne ed ossa, da uno spirito estraneo!»
(Michel de Montaigne, Saggi, Libro III, Capitolo XIcite-ref-8[8])
Frattanto gli inquisitori, convinti della realtà del sabba, seguitavano a cacciare, processare e condannare le streghe. Nicolas Rèmy ammetteva che il Demonio, in alternativa al trasporto fisico delle streghe alla tregenda, potesse accontentarsi di recare loro dei sogni nei quali l'impressione di partecipare al raduno diabolico fosse vivissima, mentre non riteneva pertinenti alla materia l'estasi, le affezioni mentali e i viaggi dello spirito fuori del corpocite-ref-9[9]. Pierre de Lancre sosteneva invece che le streghe potessero cadere in un'estasi di tipo diabolico simile a quella degli sciamani mwxqlapponicite-ref-10[10].
Nel 1749 mwywGirolamo Tartarotti pubblicò il trattato mwzaDel Congresso notturno delle Lammie, entrando in modo piuttosto originale nel dibattito in corso ormai da diverso tempo sulla realtà della stregoneria e del sabbacite-ref-aavv-11-0[11]. Il Tartarotti sosteneva l'esistenza della magia diabolica ma non quella del sabba, avvalorando sotto questo riguardo il contenuto del mwaqCanon Episcopi: se la "brigata notturna da Diana e da Erodiade guidata" era una pura fantasia, non altro doveva essere anche il "Congresso notturno" delle streghecite-ref-aavv-11-1[11]. Quanto a queste ultime, Girolamo Tartarotti ne evidenziava la provenienza dalle classi più povere, più incolte e peggio nutrite della società, sottolineando inoltre il carattere delle donne come espressamente sensibile alle illusioni e alle fantasticheriecite-ref-aavv-11-2[11].
Lo storico mwegJules Michelet pubblicò nel 1862 mwewLa strega, un libro che avrà una certa fortuna e che contribuirà indirettamente alla riscoperta mwfqneopagana della stregoneria nel XX secolo. Ad opinione di Michelet i sabba avvennero realmente, anche se non furono ciò che per secoli venne descritto nei libri dei demonologi e verbalizzato durante i processi per stregoneria. Più precisamente: i fatti erano quelli, ma il Diavolo — inteso come spirito del Male — non c'entrava per niente. Fino al secolo XI, secondo lo studioso francese, i sabba sarebbero stati le vestigia del paganesimo tenute in vita dalle classi sociali più umili, che potevano vivere liberamente soltanto la nottecite-ref-12[12]. Tra il XII e il XIII secolo le danze notturne che simboleggiavano gli antichi riti precristiani avrebbero preso l'aspetto di uno sfogo contro il crescente e oppressivo potere della Chiesa e della Monarchiacite-ref-13[13], fino a sfociare, nel Trecento, in una vera e propria rivolta notturna rappresentata dalla mwhgMessa nera, o Messa a rovescio, conseguenza inevitabile di due gravi eventi storici: lo mwhwScisma d'occidente e la debolezza della monarchia francese durante la mwiaGuerra dei cento annicite-ref-14[14]. Nei sabba di Michelet il popolo ritrovava quel senso di fratellanza che le ansie e le fatiche del giorno facevano dimenticare; coloro che vi prendevano parte mangiavano, danzavano, maledicevano gli ecclesiastici e i nobili e ripudiavano Dio rendendo omaggio al Diavolo, presente alla cerimonia nella forma di una statua di legno alla quale si consacrava una giovane donnacite-ref-15[15]. Nei secoli successivi teologi e inquisitori avrebbero perseguitato queste feste notturne in quanto prove evidenti dell'mwkqeresia diabolica. Oggi a Michelet — il quale, va ricordato, non trascurò di consultare le fonti archivistiche — vengono riconosciute alcune importanti intuizioni, come quella che spiega l'idea del sabba come un "sogno di liberazione"cite-ref-16[16] e un "desiderio di vendetta"cite-ref-17[17] delle classi subalterne (e perciò anche delle streghe — quelle realmente esistite, processate e condannate — pericolosamente attratte dalla credenza nel sabba e dall'illusione di potervi andare per davvero). Ma lo storico francese, nello scrivere il libro, aggiunse molto di suo alle informazioni che trasse dai documenti, e con non poca fantasiacite-ref-18[18].
Nel Novecento, al principio degli anni venti, l'egittologa e antropologa mwnwMargaret Murray espose nel suo libro mwoaLe streghe nell'Europa occidentale una singolare ipotesi, secondo la quale la stregoneria non sarebbe stata altro che l'antica religione pagana del continente europeo professata accanto al Cristianesimo almeno fino al XVII secolo. I sabba, a parere della Murray, erano perciò i convegni che gli adepti di quella religione si davano per celebrare i propri riticite-ref-19[19]. La teoria della studiosa fu però basata sulla sua personale interpretazione di singoli passaggi dei documenti riguardanti i processi per stregoneria, che avulsi dal contesto sembravano descrivere un insieme di pratiche religiose avvenute solo tra uomini e non tra uomini ed esseri soprannaturali.
La tesi di Margaret Murray, non essendo supportata da un metodo di ricerca storiografica accettabile, è stata respinta negli ultimi decenni dalla maggior parte degli studiosi dopo un esame più approfondito delle sue fonticite-ref-20[20]. Lo storico mwqgCarlo Ginzburg ha però sostenuto che quella tesi, pur mancando di attendibilità, potesse contenere "un nocciolo di verità". Secondo Ginzburg le streghe processate certamente non praticavano i riti di un'antica religione, e tuttavia nelle loro deposizioni sarebbe rintracciabile, oltre al nucleo di idee magico-diaboliche suggerite loro dagli inquisitori, un residuo di conoscenze mitologiche risalente a epoche lontane entro cui il sabba si configurerebbe come un rituale mwqwsciamanicocite-ref-21[21].
A parere dello storico Gustav Henningsen lo sciamanesimo non sarebbe invece il carattere peculiare di quei gruppi umani che in passato furono sospettati di stregoneria e talvolta processati sulla base di questa credenza. A differenza degli uomini e donne appartenenti a quei gruppi, lo sciamano si presenta come una figura ben distinta e soprattutto unica nel suo ruolo all'interno della comunità in cui vive; inoltre, la sua entrata nello stato di estasi è del tutto volontariacite-ref-22[22]. Con la sola eccezione di Pierre de Lancre, non sembrerebbe poi che gli inquisitori fossero comunemente portati ad associare lo sciamanesimo alle pratiche stregoniche là dove riscontravano entrambi i fenomeni. Nella regione del mwtgFinnmark, che in Età Moderna conobbe cacce alle streghe piuttosto intense, i norvegesi vennero accusati in numero maggiore rispetto ai lapponi, presso i quali lo sciamanesimo era una realtà evidentecite-ref-23[23].
Descrizione
Le fonti archivistiche e bibliografiche sulle quali gli storici studiano il sabba sono date in larga parte dai verbali dei processi per mwvqstregoneria e dai trattati demonologici, oltre che dai documenti religiosi di carattere mwvgdottrinale e mwvwdisciplinare (come le mwwabolle papali e le istruzioni sul modello del mwwqmwwgCanon Episcopi). Fra i trattati sono di particolare interesse il mwwwmwxaMalleus Maleficarum (1486 o 1487) di mwxqJacob Sprenger e mwxgHeinrich Kramercite-ref-24[24], la mwywDémonomanie des Sorciers (1580) di mwzaJean Bodin, la mwzqDaemonolatreia (1595) di mwzgNicolas Rémy, il mwzwTableau de l'inconstance des mauvais anges et démons (1612) di mw0aPierre de Lancre e il mw0qmw0gCompendium maleficarum (1608 e 1626) di mw0wFrancesco Maria Guaccio.
Il sabba si svolgerebbe principalmente nel giorno di sabato e, più precisamente, durante la notte tra sabato e domenica; ma le opinioni al riguardo non sono sempre concordi, come avviene del resto per tutti gli altri aspetti di questa credenza. Jean Bodin scrisse di un sabba tenutosi nella notte di un lunedìcite-ref-25[25], mentre altre fonti collocano questi raduni nella notte del venerdì; non mancano poi testimonianze di sabba diurnicite-ref-26[26]. Anche le notizie sulla loro frequenza variano sensibilmente, tanto che oggi si può distinguere tra sabba "ordinari" (settimanali) e sabba "ecumenici" (trimestrali o quadrimestrali)cite-ref-27[27]. Quanto al numero dei partecipanti, si va dalle radunanze di poche decine di persone ai sabba dove prendono parte migliaia di streghecite-ref-28[28].
Le streghe giungono al luogo prestabilito volando a cavallo di un animale, sopra un bastone, una panca, una pentola o una scopa; talvolta, come scrisse mw5gMartin Delrio, addirittura per mezzo di una forcacite-ref-am-29-0[29]. Prima del volo, le streghe sono solite ungersi con del grasso di bambino o con altri unguenti magici che consentono loro di librarsi in aria e di trasformarsi, all'occasione, in creature mostruose o animali. Il Delrio sosteneva che l'unguento non ha nessun potere e serve solo a proteggere le streghe dal tocco del Demonio, l'unico a possedere la forza soprannaturale per "trasportarle" al sabba. Il teologo fiammingo riteneva inoltre che esistessero quattro maniere diverse per recarsi alla tregenda, ossia la pura e semplice immaginazione, il viaggio a piedi, il volo demoniaco e un quarto modo sconosciuto alle stesse streghecite-ref-am-29-1[29].
Giunte sul luogo della riunione, le streghe trovano il mw9gDemonio ad attenderle, che loro salutano con lmw9w'mw-amw-qosculum infame e a volte anche con un bacio sul piede sinistro o sui genitalicite-ref-norman-cohn-p-viii-30-0[30], offrendogli candele nere e ombelichi di bambinicite-ref-31[31]. Il sabba si tiene di solito a un crocicchio, in un cimitero, sotto una forcacite-ref-norman-cohn-p-viii-30-1[30], ma più frequentemente in posti assai remoti come la vetta di una montagna (il mwaqyTonale, il mwaqcBlocksberg) o una radura (il mwaqgNoce di Benevento); qualche volta le streghe si sono date raduno anche in un precipiziocite-ref-32[32]. Il Diavolo è presente seduto su un trono di ebano ed ha quasi sempre fattezze mostruose, metà uomo metà capro, provvisto di corna, talora anche di artigli come quelli degli uccellicite-ref-norman-cohn-p-viii-30-2[30].
Prima di iniziare la festa, mwariSatana accoglie le nuove adepte e fa loro praticare l'mwarmapostasia. Il rito comporta il rinnegamento della mwarqreligione cristiana e il compimento di atti nefandi quali la parodia della messa, le bestemmie o il calpestamento di croci, ostie o altri oggetti sacri. Per dileggiare l'mwarueucaristia alle streghe vengono dati dei pezzi di cuoio e bevande nauseabonde che vorrebbero imitare la comunione sotto le due speciecite-ref-am-29-2[29]. La cerimonia dell'apostasia prevede in qualche caso un giuramento di fedeltà al Demonio compiuto ponendo la mano su un misterioso libro pieno di "occulte scritture"cite-ref-jean-bodin-p-iv-33-0[33]. Segue poi il rito dell'adorazione: le streghe si mettono in ginocchio davanti a Satana tenendo le mani tese dietro la schiena con le palme rivolte verso il bassocite-ref-34[34]. Un altro rito del sabba consta nell'apposizione di un marchio da parte di Satana in persona sul corpo dei suoi adepti, una sorta di nuovo mwasibattesimo nella fede diabolica. Durante i processi per stregoneria tale marchio veniva pazientemente cercato dagli inquisitori e, in genere, veniva da loro individuato in una parte insensibile alle punture effettuate con degli spilloni sul corpo degli accusati.
In seguito il Demonio dà il via all'orgia e i convitati si accoppiano tra di loro, senza distinzione di sesso e di parentela. Sempre secondo le fonti principali, nel corso di questi rapporti non si prova alcun piacere sessuale, il coito satanico sarebbe particolarmente cruento e devastante e il seme del Demonio freddo come il ghiaccio. Esistono tuttavia alcune descrizioni dell'orgia diabolica che contrastano nettamente con questa prima versione, e probabilmente la più significativa è quella riportata dall'inquisitore francese mwasqPierre de Lancre nel trattato mwasuTableau de l'inconstance des mauvais anges et démons (1612). De Lancre fu cacciatore di streghe nel mwasyLabourd, sui mwascPirenei francesi, e nel suo libro parlò di due giovani streghe — Jeanne Dibasson e Marie de la Ralde — che descrissero il sabba come luogo di straordinari piaceri carnalicite-ref-35[35].
Dopo l'orgia comincia il banchetto, caratterizzato dalla presenza di carne di bambini non battezzati, di carne d'impiccati oppure di vivande succulente, che però non sempre hanno saporecite-ref-36[36]; i cibi ingeriti, tra l'altro, vengono magicamente rigenerati alla conclusione del pastocite-ref-37[37]. Al banchetto fanno seguito la danza ed il canto accompagnati da una musica stridente e dal ritmo ossessivo. Il ballo procede descrivendo un cerchio e i partecipanti danzano schiena contro schiena, così da non potersi guardare in visocite-ref-38[38]. Al termine del sabba (che avviene alla mezzanotte, o in ogni caso al canto del gallocite-ref-norman-cohn-p-viii-30-3[30]) il Diavolo distribuisce pozioni e polveri magiche e conferisce poteri soprannaturali ai partecipanti, in modo da consentire loro di compiere malefici quando torneranno alle loro dimore. Jean Bodin descrisse una versione insolita della conclusione del sabba secondo la quale, dopo un ultimo bacio blasfemo dato al Demonio reggendo una candela accesa, questi prenderebbe fuoco e le sue ceneri verrebbero raccolte dalle streghe per utilizzarle nei loro maleficicite-ref-jean-bodin-p-iv-33-1[33].
Nella cultura di massa
I riti sabbatici sono stati spesso descritti attraverso varie mwaumforme artistiche, dalla mwauqletteratura, alla mwauupittura (ad esempio attraverso dipinti di mwauyGoya), alla mwaucmusica (basti pensare al mwaugmwaukFaust di mwauoGoethe - musicato da mwausCharles Gounod e ripreso da mwauwHector Berlioz ne mwau0mwau4La dannazione di Faust - al mwau8mwavaMefistofele di mwaveArrigo Boito o a mwavimwavmUna notte sul Monte Calvo di mwavqModest Petrovič Musorgskij).
Il sabba, associato alla mwav4stregoneria, ha avuto un impatto significativo nell'arte, evocando immagini di mistero, paura e trasgressione. Le prime rappresentazioni artistiche delle mwav8streghe risalgono al mwawaRinascimento, dove pittori fiamminghi e incisori ritrassero le streghe come personaggi delle credenze popolari, ma anche come simboli di potere, ribellione e paura verso l'ignoto. Queste figure venivano spesso associate a rituali notturni e occulti, nei quali le streghe erano ritratte in contesti di danze demoniache e orgiastiche, a simboleggiare il caos e la trasgressione.cite-ref-r01-39-0[39]
Il concetto di sabba ha radici più profonde, legate a riti agricoli e cicli stagionali, ma con l’avvento del mwawycristianesimo e la sua assimilazione nel contesto di mwawcOgnissanti, il sabba divenne un tema carico di tensioni religiose e morali. Durante il Rinascimento, il sabba cominciò a essere associato alla figura del mwawgdiavolo, con le streghe che venivano dipinte come protagoniste di rituali satanici e blasfemi. La strega, incarnazione del male, rappresentava anche la sfida contro le convenzioni sociali e religiose.cite-ref-r01-39-1[39] Gli artisti esplorarono la figura della strega per riflettere le ansie sociali e culturali del loro tempo, come si evince dal mwaw0Malleus Maleficarum del XV secolo, che descriveva i riti delle streghe. Con l'arrivo del Romanticismo Nero nel XVIII secolo, il sabba assunse una dimensione più sensuale e inquietante, caratterizzata da un immaginario che univa l’oscurità e la passione. Questo periodo influenzò successivamente i mwaw8simbolisti e i mwaxasurrealisti, che continuarono a esplorare le tematiche della stregoneria e dell’occulto in modo più astratto e metaforico.cite-ref-r01-39-2[39]
Le rappresentazioni artistiche del sabba si sono così evolute, passando dall’immagine di rituali demoniaci e persecutori a quella di una forza primordiale, in cui le streghe sono spesso viste come figure di sfida e liberazione. L’arte ha continuato a riflettere queste trasformazioni, esplorando il mistero e l’ambiguità della figura della strega e del sabba attraverso i secoli.cite-ref-r01-39-3[39]
Note
cite-note-11. ↑ Julio Caro Baroja, mwayaLe streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, cap. VI. Sui pregiudizi contro gli ebrei si veda anche Carlo Ginzburg, mwayeStoria notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995, parte I, cap. I.
cite-note-22. ↑ Julio Caro Baroja, mwayuLe streghe e il loro mondo, cit. Il Baroja pone l'accento sullo spostamento del pregiudizio dagli ebrei ai valdesi. Con "vauderie" veviva anche indicata la mwayycaccia alle streghe svoltasi ad mwaycArras tra il 1459 e il 1461.
cite-note-33. ↑ Martine Ostorero, mwaysThe Concept of the Witches' Sabbath in the Alpine Region (1430-1440): Text and Context, in mwaywDemons, Spirits, Witches, III. Witchcraft Mythologies and Persecutions, a cura di E. Pócs e G. Klaniczay, Central European University Press, Budapest, 2008. Citato in: Marina Montesano, mway0Caccia alle streghe, Salerno editrice, Roma, 2012, cap. II, par. IV, nota 40.
cite-note-44. ↑ Marina Montesano, mwazeCaccia alle streghe, cit, cap. II, par. I.
cite-note-55. ↑ Marina Montesano, mwazuCaccia alle streghe, cit, cap. II, par. II.
cite-note-66. ↑ Julio Caro Baroja, mwazkLe streghe e il loro mondo, cit., capp. IV e V.
cite-note-77. ↑ Giovanni Romeo, mwaz0Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze, 1990; Oscar Di Simplicio, mwaz4Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna, 2005, cap. X.
cite-note-88. ↑ Michel de Montaigne, mwaaiSaggi, traduzione a cura di Fausta Garavini, con un saggio di Sergio Solmi, Adelphi, Milano, 2002.
cite-note-99. ↑ Nicolas Remy, mwaayDaemonolatreia, cit., libro I, cap. XIV.
cite-note-1010. ↑ Carlo Ginzburg, mwaaoStoria notturna, cit., parte II, cap. II. Vari riferimenti allo sciamanesimo lappone erano già presenti nella mwaasDemonomania de gli stregoni (1580) di Jean Bodin (si veda la ristampa della traduzione di Ercole Cato (1587) curata da Andrea Suggi per le Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2006).
cite-note-aavv-1111. ↑ AA. VV., mwabmLa stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984, pp. 298-331.
cite-note-1212. ↑ Jules Michelet, mwabcLa strega, introduzione di Franco Fortini, Rizzoli, Milano, 1989, cap. XI, pag. 131.
cite-note-1313. ↑ Jules Michelet, mwabsLa strega, cit., cap. XI, pag. 132.
cite-note-1414. ↑ Jules Michelet, mwab8La strega, cit., cap. XI, pag. 133.
cite-note-1515. ↑ Jules Michelet, mwacmLa strega, cit., cap. XI, pagg. 136-137.
cite-note-1616. ↑ Robert Mandrou, mwaccMagistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 85.
cite-note-1717. ↑ Robert Mandrou, mwacsMagistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 128.
cite-note-1818. ↑ Robert Mandrou, mwac8Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pagg. 128-129.
cite-note-1919. ↑ Margaret Murray, mwadmLe streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.
cite-note-2020. ↑ In generale le recenti opere storiografiche sulla stregoneria evidenziano gli errori metodologici della studiosa britannica. In particolare si segnala: Norman Cohn, mwadcI demoni dentro, cit.
cite-note-2121. ↑ Si veda soprattutto la parte introduttiva scritta dal Ginzburg al suo volume mwadsStoria notturna, cit.
cite-note-2222. ↑ Gustav Henningsen, mwad8L'avvocato delle streghe, Garzanti, Milano, 1990. Si veda anche: Marina Montesano, mwaeaCaccia alle streghe, cit., cap. IV, par. III.
cite-note-2323. ↑ Marina Montesano, Caccia alle streghe, cit., cap. IV, par. I.
cite-note-2424. ↑ Con ogni probabilità Il mwaecMalleus Maleficarum venne scritto dal solo Kramer, nonostante il riferimento alla collaborazione con lo Sprenger fatto dall'autore nell'introduzione al volume. Andrea Del Col, mwaegL'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano, 2006, note alla parte I, cap. V.
cite-note-2525. ↑ Jean Bodin, mwaewLa demonomania de gli stregoni, tradotto da Ercole Cato, Aldo, Venezia, 1587, libro II, cap. VII. Questa versione in lingua italiana è riprodotta integralmente in un libro curato da Andrea Suggi per le Edizioni di storia e letteratura (Roma, 2006).
cite-note-2626. ↑ Pinuccia Di Gesaro, mwafaStreghe. L'ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988, libro III. Si tratta dei sabba tenuti nel Labourd.
cite-note-2727. ↑ Norman Cohn, mwafqI demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994, cap. VIII.
cite-note-2828. ↑ Pinuccia Di Gesaro, mwafgStreghe, cit., libro III. I sabba più affollati sono ancora quelli del Labourd.
cite-note-am-2929. ↑ Martin Antoine del Rio, mwagaLe disquisizioni magiche, riassunto con un'introduzione di Joris-Karl Huysmans, collana mwageLe Quintessenze, Società Editrice Partenopea, Napoli, s.d., pp. 58-61.
cite-note-norman-cohn-p-viii-3030. ↑ Norman Cohn, mwagsI demoni dentro, cit., cap. VIII.
cite-note-3131. ↑ Martin Antoine del Rio, mwag8Le disquisizioni magiche, cit., pp. 58-61.
cite-note-3232. ↑ Robert Mandrou, mwahmMagistrati e streghe nella Francia del Seicento. Un'analisi di psicologia storica, Laterza, Roma-Bari, 1971, parte I, cap. I.
cite-note-jean-bodin-p-iv-3333. ↑ Jean Bodin, mwahkLa demonomania de gli stregoni, cit., libro II, cap. IV.
cite-note-3434. ↑ Nicolas Remy, mwah0Daemonolatreia, Lione, 1595, libro I, cap. XX. Di questo libro esiste una traduzione in inglese: mwah4Demonolatry. An account of the historical practice of witchcraft, traduzione di E. A. Ashwin, introduzione e note di mwah8Montague Summers, Dover Publications, Mineola (New York), 2008.
cite-note-3535. ↑ Giuseppe Bonomo, mwaimCaccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX, con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959, cap. XIX.
cite-note-3636. ↑ Anche in questo caso esistono varie eccezioni, come documenta Giuseppe Bonomo in mwaicCaccia alle streghe., cit., cap. XIX. Nell'insistenza con cui le streghe sotto processo ripetevano che i cibi consumati al sabba non avevano sapore la psicoanalisi ha visto un caso tipico del senso di colpa.
cite-note-3737. ↑ Questo per sottolineare la loro totale inconsistenza materiale.
cite-note-3838. ↑ Robert Mandrou, mwai4Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I.
cite-note-r01-3939. ↑ mwajgmwajkmwajoDa Samhain ad Halloween. Cinque sabba stregoneschi della storia dell'arte, su mwajsfinestresullarte.info.
Voci correlate
• mwaj8Sabbat
• mwakeCaccia alle streghe
• mwakmCanon Episcopi
• mwakuInquisizione
• mwakcStrega
• mwakkStreghe di Benevento
• mwaksStreghe di Valle Camonica
• mwak0Stregoneria
• mwak8Tregenda
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itsabba, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) witches’ sabbath / sabbat, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereftreccani-sabbaSabba, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 4 giugno 2019.